Diego Perrone è uno degli artisti protagonisti di Cèramica. Per la festa presenterà dei pezzi unici costruiti insieme ad artigiani montelupini. Ne volevo sapere di più e quindi sono andata a fargli qualche domanda.

Cosa vedremo in mostra? Di cosa parla il tuo progetto?

Vorrei innanzi tutto premettere che non si tratta di una vera e propria mostra: io e alcune ditte di artigiani di Montelupo abbiamo lavorato e dato vita al progetto insieme.

Abbiamo costruito un oggetto di uso e di design, che poi l’azienda può produrre e riprodurre anche in serie. Durante Cèramica verranno mostrati sia gli oggetti che abbiamo prodotto insieme che quelli creati in autonomia. Si tratta quindi di mostrare non opere d’arte in ceramica ma oggetti di design artistico.

Che tipo di oggetti saranno esposti?

Ho creato un pattern che poteva essere proposto in due diversi oggetti, da realizzare con tre differenti aziende.

Con Tuscany Art abbiamo realizzato un frangisole: si tratta di ripetere una forma in serie e poi costruire una sorta di parete come si farebbe con dei mattoni; il pattern si ripete e diventa elemento che lascia passare la luce.
Con Sergio Dolfi e Ivana Antonini invece ho creato un piatto un po’ strano: si tratta di un piatto doppio che sembra essere vuoto dentro. È traforato nella parte superiore e quello che dovrebbe uscir fuori è una sorta di piatto con un vuoto all’interno, come se avesse un diaframma che permette di vedere la parte interna. Ma deve ancora andare in cottura quindi non so se si romperà…

Come è nata l’idea e come si è evoluto il processo creativo?

Lavoravo già da tempo all’idea, sono partito da un‘immagine che poi è diventata astratta (direi geometrico-formale) e ho intenzione di utilizzare questa immagine anche per una serie di lavori miei futuri. La forma astratta che ho ricavato dovrebbe e potrebbe funzionare modificandosi a seconda della funzione che l’oggetto deve svolgere.

Quale era l’immagine da cui tutto è cominciato?

L’immagine di partenza è un ritratto quasi irriconoscibile di una persona che palleggia con la testa – dice sorridendo Diego – quindi si vede un cerchio sopra una testa che potrebbe essere un pallone e poi sotto si potrebbe riconoscere vagamente una morfologia di una faccia. La figura è stata ridotta alla sua essenza fino a semplificarla in elementi geometrici. Cerco di spiegarmi meglio: immaginala come se fosse una serigrafia molto estrema da cui ritagli le parti molto scure, poi l’immagine si disfa. Però ora che te l’ho detto lo riconosci, altrimenti non te ne accorgeresti!

Cosa ha significato per te lavorare in un’azienda di ceramica?

È stata una vera e propria collaborazione, soprattutto sulla parte tecnica: hanno cercato di semplificare molto il processo e rendere possibile la realizzazione. Loro hanno messo competenza tecnica e capacità di rielaborare, io l’idea.
La prima fase è stata di discussione sulle potenzialità di questo oggetto, poi abbiamo modellato assieme questo pattern controllando le varie fasi di passaggio step by step. Alla fine è una produzione a 4 mani.

Si potrebbe parlare di simbiosi creativa artista-artigiano?

Sì, è un rapporto che nasce da un’idea mia, ma che poi è stata modificata per rispondere al meglio a esigenze tecniche, di produzione e di consumo dell’oggetto. Per esempio, se proponevo una cosa troppo complicata e che rischiava di rallentare la produzione, non avrebbe avuto senso proseguire e avremmo cambiato strada.

Se devo fare 50 copie dello stesso pezzo, devo avere un sistema che mi permette una produzione veloce e ripetitiva. Per un’opera d’arte c’è un processo creativo opposto: ci si basa sull’unicità del pezzo, anche se servono mesi per farla: il tempo non è una componente prioritaria.

Cosa ti rimane di più significativo di questa collaborazione?

Mettersi a confronto con l’esigenza produttiva è stato per me molto interessante: se ci metti un mese a fare un mattone, c’è qualche errore e non puoi fare un pavimento… sennò fai un pavimento solo in tutta la vita!

È stata per me una grandissima scuola, è la prima volta che mi cimento in una produzione insieme a un artigiano: è stata un’esperienza nuova che mi ha arricchito.

Che rapporto hai con questa materia?

È un materiale molto classico, l’ho sempre lavorato sin da quando frequentavo il liceo artistico, dove ho imparato a modellare, e poi ho proseguito in Accademia.
La terra è un materiale che si usa molto spesso, anche per una tradizione accademica. Per una serie di vicende legate al mio lavoro è un materiale che sto usando meno frequentemente ma adesso sto tornando a materiali più classici come questo e come cera e ceramica.
In generale è stato abbastanza naturale usarla, anche se con modalità un po’ diverse.

Conosco molto meno la parte della verniciatura e degli smalti ed è qui che i ceramisti mi hanno aiutato molto spiegandomi le varie alternative.  Scambiando idee spesso sono venute fuori possibilità nuove, sia per me che per il ceramista, perché avevamo due approcci molto diversi. Pur lavorando con un materiale molto tradizionale, abbiamo cercato delle ‘scappatoie’ che – a dir la verità – potrebbero anche causare imprevisti, perché nessuno di noi sa cosa uscirà dal forno…

Perché proprio la ceramica? Cosa ti attira?

Le mie ultime sculture sono fatte in vetro: il vetro ha una trasparenza che manca alla ceramica. 

Però io ho sentito un legame tra questi due materiali, perché in entrambi c’è un processo di cristallizzazione. Quindi quest’idea di colorare e vetrificare mi fa pensare all’idea di layer che si sovrappongono, che a volte sono opachi e altre volte sono trasparenti. A me interessa molto la capacità di questi materiali di avere una molteplicità di effetti, spesso dettata anche dalla casualità, come i colori che cambiano dopo il passaggio in forno.

E questo affidarsi al caso come ti fa sentire?

Alla fine c’è un forte senso della scoperta: che cosa uscirà dal forno? Anche se è un materiale che si usa da un’eternità, ha ancora oggi tante possibilità di combinazioni che possono dare vita a effetti nuovi.

E oltretutto ha una forte componente di unicità, perché spesso alcuni accostamenti sono involontari e non sono ripetibili.

C’è qualcosa che vuoi dire, visto che siamo molto vicini all’inaugurazione di Cèramica?

Speriamo che venga tutto bene! – dice ridendo ma con un po’ di sommesso timore.

L’imprevisto rappresenta per noi ormai un compagni di avventure. Considerando poi che abbiamo provato a realizzare una cosa tecnicamente molto difficile possiamo solo sperare in quello che esce dal forno!

A parte gli scherzi, una cosa che mi ha interessato molto è la collaborazione con i ceramisti: questo approccio è giusto che non si fermi a un evento come la festa della ceramica. Deve continuare tutto l’anno, dovrebbe diventare una prassi quotidiana.

Quindi una cosa importante che lascio è un’idea ai ceramisti ed è giusto che loro possano continuare a personalizzarla…

 

Elena Janniello

Tags: