In vista della Festa della Ceramica siamo andati a trovare Andrea Salvatori direttamente in bottega, dove sta realizzando il pezzo che sarà installato in Piazza della Libertà. Ne abbiamo approfittato per curiosare e fargli qualche domanda.

Come nasce questo il progetto “Il grande testone”?

Su invito di Matteo Zauli, sto svolgendo qui a Montelupo una residenza d’artista. Il primo giorno ho visitato il museo della ceramica, veramente stupendo e incentrato sulle ceramiche toscane del Cinquecento, tra cui ci sono anche pezzi che erano stati commissionati dalla famiglia de I Medici. Poi sono venuto qui al laboratorio di Tuscany Art e sono rimasto affascinato dall’enorme forno che possiedono.

Andre Salvatori e il grande testone all’interno della bottega di Tuscany Art

 

Quindi da una parte il legame con Firenze, la città rinascimentale per eccellenza, dall’altra la possibilità di realizzare “qualcosa di grande”.

Inoltre conosco bene la zona di Impruneta, nota per la produzione di enormi orci di terracotta rossa che possiamo vedere anche qui a Montelupo.

Quindi, queste tre suggestioni mi hanno subito fatto pensare a una grande testa in terracotta rossa del David di Michelangelo.

Perché proprio il David?

Prima di tutto il David non è più solo un’opera d’arte, ma è un’icona, simbolo di Firenze. Rappresenta la classicità, ma oramai è anche oggetto quotidiano che viene riproposto nelle più svariate funzioni nei tanti negozi di souvenir. Inoltre, nel mio passato ho già lavorato con la figura del David di Michelangelo, riproponendolo come oggetto al limite del kitsch.

Sì, fa parte della caratteristica intrinseca del mio lavoro: sempre al confine tra oggetto quotidiano e kitsch. Ribaltato e svuotato, il testone diventa contenitore, esattamente come l’orcio.

Quali sono state le difficoltà nel lavorare una testa di David così grande?

La prima difficoltà la ebbi coi primi lavori con questa immagine: avevo bisogno di una riproduzione fedele in scala uno a uno della testa del David, con cui fare un calco per le mie creazioni. Ne trovai una all’accademia di Carrara, ma mi dissero che non potevo usarla. Poi la trovai a Faenza in un’antica scuola di disegno la cui modellistica è passata di proprietà al Museo internazionale delle Ceramiche. Lì mi conoscono molto bene e hanno acconsentito al prestarmela. Quindi ho realizzato uno stampo in scala uno a uno e dopo, grazie alla ditta WASP, l’abbiamo scannerizzato, ingrandito; per costruire il grande testone abbiamo realizzato un enorme calco con la stampante 3D.

Che significato ha per te il “copiare” un altro artista?

Tanti artisti l’hanno fatto prima di me, Parmiggiani, Paolini… La copia è una fase importante del processo di creazione per un artista contemporaneo. Alla fine il calco dà una prima bozza (anche se fedele) poi ovviamente c’è la mia interpretazione: tutte le rifiniture e i dettagli vengono fatti a mano aggiungendo o togliendo terracotta, ad esempio, tornando anche alla domanda sulle difficoltà, solo ora ho capito come dare spessore e volume ai riccioli di David.

Che rapporto hai con la materia?

Io ho sempre lavorato la terracotta. Vengo da Faenza, ho fatto l’istituto d’arte lì perché mi interessava la scultura in ceramica, sicuramente il contesto faentino mi ha inconsapevolmente indirizzato.

Successivamente ho proseguito gli studi all’accademia di belle arti a Bologna, dove non c’era la ceramica ma ho approfondito altri materiali. Nel frattempo ho conosciuto Bertozzi e Casoni e loro sono stati i miei maestri, era proprio come andare a bottega nel Cinquecento, sono stato il loro assistente fino a pochi anni fa. Sicuramente non mi sento limitato dalla materia, riesco a fare tutto quello che ho in mente. È proprio il mio mezzo per fare quello che ho in testa.

Andrea Salvatori spiega come fare i riccioli del David all’artigiano della bottega che lo assiste

Se la terracotta fosse una persona che carattere avrebbe?

Ostia! domanda difficile, ci provo… direi affabile perché si lascia modellare, con cui si sta bene insieme soprattutto inizialmente appena la conosci, poi però può riservare sorprese e dipende da come tu la tratti, diciamo che è anche suscettibile, se se la prende tira certi creponi…!

Quanto tempo ci vorrà per finire il testone?

Ci stiamo impiegando 2 settimane per realizzarlo, poi 4 giorni di essiccazione e infine 4 giorni di cottura in forno.

Come ti stai trovando con il laboratorio che ti ospita?

Sono tutti molto disponibili, si sono buttati subito sul progetto. Luca Vanni è molto ottimista e mi assiste soprattutto per la parte tecnica, poiché questa ceramica che sto usando qui è un po’ diversa da quella che uso di solito, ma appunto c’è Luca che mi dà una mano!

All’interno del grande testone cosa ci sarà?

L’idea è poter vedere il David da un punto di vista alternativo, mai visto finora. Quindi all’interno del grande testone si nasconderanno piccole sorprese, come è nel mio stile… Una prima ipotesi è smaltarlo con un colore ad effetto ma è ancora tutto work in progress… Se vuoi, te lo dico cosa ho in mente ma non lo svelare nell’intervista perché deve esserci la sorpresa…

E dopo il segreto confidatomi sottovoce, mi saluta con le mani sempre impastate di creta, perché lui non ha mai smesso di lavorare mentre io gli facevo insolite domande.

Elena Janniello

Tags: